L’Associazione Culturale “Claudia Bortolotti” con il patrocinio dei Comuni di:
LEINI - BORGARO - VAL DELLA TORRE
e Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie SUISM
presenta la: II Edizione 2010/11
del Concorso Letterario“Claudia Bortolotti”
“Credo che la musica debba essere balsamo, riposo, rilassamento, liberazione.
Più semplicemente la musica, il canto, sono espressioni dei propri sentimenti,
della propria gioia, del prorio dolore.
A volte analizzando te stesso, offri una via agli altri per analizzare se stessi.
La musica quindi serve a formare una coscienza.
Sono una piccola goccia dove servirebbero secchi d’acqua. Cantare, credo sia un ultimo grido di libertà. Forse il più serio.”
Fabrizio De Andrè
In un racconto breve o lungo che sia, descrivi ciò che ti suscita questo pensiero, così semplice ma così profondo.
L’Associazione Culturale “Claudia Bortolotti” con sede in via Enrico De Nicola, 45 Leini (TO), bandisce la seconda edizione del Premio Letterario “Claudia Bortolotti” per la Narrativa e la Scrittura.
PER CONSULTARE IL BANDO E POTERLO SCARICARE, ANDARE SU AD INIZIO PAGINA E CLICCARE SU
“IL CONCORSO LETTERARIO”





Wow sta nascendo e prende sempre più forma una cosa bellisima che rispecchia sempre più Cla!!!
sono tornato pochi giorni fà a torino..e questa è una bella sorpresa..tutto prende forma..ovviamente coi suoi tempi e scegliendo la forma che si conviene..bravi tutti..un bacio a claude ovviamente..
che bello..
anche questo sito sta prendendo forma stella..
vedrai che anche il concorso di quest’anno andrà benone..
ti penso sempre tanto..
…questo è stato il mio contributo l’anno scorso per la prima edizione del concorso…scrivere aiuta a liberarsi, esprimersi e ascoltarsi…partecipare all’ascolto creativo di sé stessi non costa nulla…grazie Claus per avermelo permesso…mi auguro che quest’anno ci possano essere partecipanti numerosi alla tua grande festa in nome delle parole…un abbraccio Mary
Mariangela Colucci
UN ABBRACCIO, FORSE IN TEMPO, FORSE UN SENSO…
Questa è la storia di Mr Tempo, Miss Senso e Mrs Abbraccio.
Tre fantomatici eroi? Tre incredibili personaggi? Tre infallibili personalità?
Chissà…forse soltanto tre differenti entità che giocano, ognuna a loro modo, a danzare con
La vita, abbracciandola, provando a scorgerne il senso, tentando di farlo nei tempi giusti.
Giusti e/o sensati per chi poi, per cosa? Chissà?
E’ un giorno importante nella maestosa metropoli di Nevermind: il caos pervade la città, i rumori
riecheggiano in ogni parete, in ogni colonna, scalando edifici, alberi, parchi, strade, negozi,
lussuosi caffè agghindati a festa, e giungono fino al più remoto ufficio del più remoto e
gigantesco palazzo della città. Seduto in posizione eretta, sulla sua solita sedia roteante
color beige oliva, con lo sguardo nevrotico intento a fissare le solite pareti salmone scuro che lo
circondano ormai da anni, c’è il Signor Tempo o Time come lo appellano con orgoglio i
suoi adepti inglesi durante le sue infinite ma improlungabili conferenze.
E’ un uomo che ha superato da pochi anni la quarantina ma di cui nessuno, sa esattamente
di quanto e da quando a parte pochi eletti e non per loro scelta. Dal 40imo anno in poi, il
Signor Time ha deciso di non rivelare più nulla di sé a nessuno, quanto meno nulla di
personale, età compresa. E per lui, quasi tutto rientra nel personale, che sia chiaro!
E’ un giorno importante per il popolo che manifesta, per i soliti diritti per cui manifestavano
i loro stessi antenati e che si racchiudono sinteticamente in un’ unica parola, la solita di
sempre e mai pienamente di tutti: Libertà, intesa in tutti i suoi molteplici aspetti e
sfaccettature. E’ un popolo ribelle quello di Nevermind, che non rinuncia a lottare per
ottenere la piena autonomia d’ azione dalla schiavitù della mente. Non pensare, bensì agire.
E’ questo il motto degli abitanti di questo contorto posto nel mondo il cui nome esprime degnamente il principio guida..
Nevermind, poco spazio alla mente, la parola all’istinto, quello più vero, quello più puro e primordiale. Banditi gli eccessi macchinosi e speculativi della ragione per dare spazio alla genuinità del pensiero del cuore.
Ma a Mr Tempo poco importa. Per lui è tutto tranne che un giorno importante. A lui
interessa soltanto arrivare in tempo al suo ennesimo appuntamento di lavoro. Dopotutto,
seppur intrappolato nei suoi schemi, fatti di ritualità giornaliere, ripetitività emozionale e
assoluta indiscutibile precisione temporale, lui si sente o quantomeno si è convinto di essere
un uomo pienamente libero all’interno del proprio mondo il cui ritmo è scandito dall’ incessante ticchettio delle lancette di un orologio.
E’ così sin dalla nascita, o almeno questo lui racconta di sé. Dice di esser nato con
l’orologio al polso e ogni minuto che passa, è tempo sprecato per Mr Time se non è
adeguatamente retribuito. Il Tempo è oro, e l’oro è un bene di lusso che non si butta via.
E fu seguendo questa rigida teoria, se così possiamo definirla, che le lencette di qualsiasi
orologio esistente al mondo, divennero per Mr Time il simbolo supremo sul quale basare
qualsiasi forma di rispetto o stima. La puntualità prima di tutto, ripete con tono
nauseabondo ai suoi dipendenti da circa quindici anni ormai.
Nei rari e brevissimi momenti di tempo libero, si diletta a scrivere poesie e a fantasticare sul
Tempo ( e su cos’altro altrimenti?), filosofeggiando come un vecchio ubriaco,
sull’ indispensabile importanza di questo, parlandone come quasi fosse un Dio. Accanto
a nomi di una certa rilevanza nella mitologia greco romana studiata a memoria alle
elementari, se Mr Time, avesse potuto, avrebbe aggiunto il Dio Tempus.
Ma ciò non vuol dire che non l’abbia fatto nella sua vita. Nel suo “Indefinito spazio di
Tempo Personale”, è così che Mr Time definisce la sua vita, ha disposto il Dio Tempus
sopra ogni cosa, rispettato sempre e comunque e dovunque aldilà di tutto e tutti.
C’è un tempo per ogni cosa, e oggi, per lui è tempo di concludere un importante accordo
lavorativo e necessita, assolutamente, di arrivare puntuale a destinazione.
Così, dopo aver volteggiato nella stanza, in lungo e in largo, decide di staccare il suo corpo
da quella sedia d’ufficio ormai incollata al suo di dietro, per affacciarsi timorosamente alla
finestra dalla quale proviene un caos insopportabile alle sue orecchie, ma soprattutto al suo
fobico umore.
Si incammina nervoso e sudorante. Dalla scrivania, piena di carte e documenti disposti
rigorosamente secondo criteri di ordine maniacale, e la finestra, ci sono circa venti passi
di lunghezza media. Mr Time porta il quarantaquattro di piedi. Forse il numero equivalente
alla sua anonima età, chissà.
Avanza lentamente, e tenta di placarsi e rilassarsi, passo dopo passo.
Ma giunto alla finestra si sporge, e al di sotto, scorge tutto tranne che calma, ordine, serenità,
scorribilità.
Il caos incombe nella città di Nevermind: strade affollate da gente di qualsiasi età,
provenienza ed estrazione sociale, colori tra i più svariati, trombe assordanti, musica, urla,
cori, schiere di poliziotti pronte a intervenire, autobus e tram bloccati e tante, troppe
bandiere.
Sbuffa scocciato, si irrigidisce poco alla volta ma non si esprime, non emette nessun suono
verbale se non occhiate fulminanti. Se solo potesse volare lo farebbe.
Se solo potesse essere un bel
gabbiano bianco, o un’ aquila, oppure una rondine, o un imponente falco reale.
Se potesse scegliere, preferirebbe piuttosto essere un piccolo impacciato passerotto, pur di
non sentirsi intrappolato in quelle quattro mura con il dannato, imperdonabile rischio di
arrivare in ritardo.
“RITARDO????”…E’ una parola che Mr Time non conosce e di certo, non sarà
quell’ inutile evento insensato a fermarlo. Nulla può distoglierlo dall’ unica
scelta, dal suo indiscutibile principio vitale: essere puntuale, sempre e comunque.
Così chiude frettolosamente ma pur sempre con una certa compostezza la finestra,
indossa la sua giacca elegantemente impeccabile, afferra il suo cappello di panno grigio
e, sbattendo la porta alle sue spalle, si affretta a prendere l’ascensore con l’orologio alla
mano. Tre secondi per piano, salvo interruzioni, e i piani sono quindici.
Quarantacinque secondi e sarà giunto finalmente al piano terra. Altri trenta secondi circa
per percorrere il corridoio che lo separa dall’entrata principale ed altri tre, massimo sei
secondi per salutare il vecchio custode che vigila perennemente lo stabile come una quercia secolare.
Per lui si che il tempo sembra proprio non passare mai.
Tutto per un totale di un minuto e venti secondi circa. Ed eccolo che finalmente spalanca
l’ enorme e pesante portone d’ acciaio per mischiarsi indifferente tra la folla fornicante.
Un enorme respiro e via. Parte diretto e deciso come un guerriero verso il nemico.
Spinge, scavalca, chiede di passare, sposta, affronta la moltitudine totalmente disinteressato
a ciò che gli sta accadendo intorno. Per nulla incuriosito, né impressionato se non dai
minuti che scorrono. Sguardo basso, alla ricerca di uno spazio qualsiasi per passare, traccia
passo dopo passo la sua traiettoria, prosegue imperterrito lungo il suo cammino, con in testa
un unico obiettivo. Arrivare Puntuale all’ appuntamento.
Tutto prosegue per il meglio, dopotutto si è avviato due ore in anticipo per percorrere un
tragitto pedonale, che per condurlo a destinazione in tempo, necessita di circa venti minuti
nelle giornate normali.
Non c’è il benché minimo dubbio che arrivi puntuale dati i calcoli così dannatamente
preventivi, ma Mr Time non si concede neanche una pausa.
Corre, si affanna, e cammina, cammina con passo da gladiatore.
Ma nonostante la sua minuziosa attenzione nell’evitare qualsiasi particolare che potesse,
anche solo minimamente rallentare la sua maratona individuale, qualcosa, inaspettatamente
sembra
non andare per il verso giusto,ossia quello da lui accuratamente studiato osservando
attentamente la cartina di folla dall’alto della sua finestra pochi minuti prima.
A terra, accovacciata tra la folla scalpitante, c’é un cespuglio color rosso fuoco
con delle gambe che sporgono ai lati, il capo chino, e le braccia accovacciate sul ventre.
Starà pregando? Starà invocando la pace e la serenità interiore secondo qualche strano rito
New age? O magari sta piangendo?
Mille sono i pensieri e le ipotesi che attraversano la cinica mente del Signor Time ma una cosa
di sicuro è certa: quell’ immagine rossastra, dall’ identità incerta, arresta la sua folle
corsa. Il guerriero del tempo decide di fermarsi senza neanche pensarci.
Resta qualche secondo lì fermo, impacciato, immobile e osserva., forse attende una
reazione, tenta di capire, intuire, senza chider nulla.
Per la prima volta, lungo tutto quel fastidioso tragitto, alza la testa e si guarda intorno.
Caos, rumori assordanti, balli, canti per la pace, cori per la libertà, slogan di ogni tipo.
Ma nessuno –pensa- nessuno che si preoccupi di capire cos’è accaduto a pochi passi da loro.
Quanta libertà nell’ indifferenza più totale. Quanta voglia di urlare per il semplice,
egoistico bisogno personale di sfogare le proprie rabbie represse che nulla hanno a che
fare con i diritti e i bisogni comuni.
Quante frasi impegnative stampate su cartelli, slogan e striscioni di ogni tipo tranne
che nelle proprie anime. Quante banalità spacciate per valori morali, quanti ideali
confusi tra la folla urlante, quanti colori opachi velatamente nascosti da abiti
eccessivamente colorati, quanta falsa incoerenza nelle folle di un’ epoca che rivendica
ciò di cui non conosce nemmeno il significato, quanta diffidenza a soli pochi centimetri
di distanza per poi rivendicare la pace nel mondo dove le distanze non sono
Sicuramente misurabili.
Questi e altri milioni di pensieri trapassano la mente del Signor Time in quei secondi
d’arresto. Non generalizzò, non era sua abitudine farlo, ma detestava le rappresentazioni
di massa nelle quali riconosceva pochi sguardi con un autentico credo in viso.
Il resto erano copie, comparse, passanti ma non di certo dei manifestanti, dei ribelli ne
tanto meno delle persone libere dalle ingiustizie che tanto accusavano e giudicavano
a squarciagola.
Chinò nuovamente il capo e rivolse il suo sguardo verso quel colore vivace che l’aveva
colpito e fermato senza neanche guardarlo negli occhi. Respirò a pieni polmoni, una, due,
tre volte. Si fece coraggio, si raccomandò di non essere troppo burbero come al suo solito
e ovviamente, si autoimpose di non perdere più di qualche secondo. In realtà, non si rese conto
che erano passati già minuti preziosi ormai e che si era totalmente dimenticato del suo unico vero amico:l’orologio.
Al quarto lieve sospiro, si chinò leggermente e bussò con la mano destra sulla spalla
del pel di carota in questione. Non era abituato a dare confidenza agli sconosciuti,
o a parlare con chi non conosceva approfonditamente. Non era un asociale antipatico
il Signor Time, almeno non era sempre stato così. Ma aveva deciso, come non voleva
più essere per nessuno, se non per chi ne avesse strettamente bisogno.
Era intimidito da quel corpicino seduto a terra ma, prima ancora di partorire altri mille
dei suoi intricati pensieri, la testolina misteriosa si voltò, lo guardò e gli sorrise.
Lui le offrì una mano per aiutarla ad alzarsi e una volta in piedi, si accorse che, la bellissima
e strana ragazza dai capelli rosso fuoco non era da sola.
Aveva con sé un batuffolo di pelo nero, dagli occhietti vivaci e le orecchie basse.
Si guardarono, cercarono di scambiarsi qualche parola nonostante la confusione, ma non
riuscivano a capirsi in tutto quel caos.
Con la spontaneità di una bambina, la ragazza dal nome ignoto, prese Mr Time per mano
e lo trascinò con sé in quel mare di volti senza chiedergli alcun permesso.
Lui tentò di dirle che era in ritardo, di spiegarle che voleva solo assicurasi che stesse bene
e che non aveva nessuna, ma proprio nessunissima intenzione di intrappolarsi in quel
vortice senza fine.
Ma lei aveva le medesime intenzioni di Mr Precisino e lui lo comprese soltanto quando,
dopo giri e passi pindarici si ritrovarono in uno spazio aperto, a qualche metro di distanza
dalla piazza traboccante di voci.
Lui non aveva osato lasciarle la mano soltanto per galanteria e gentilezza e non tardò a
rinfacciarglielo. Ma lei, dinanzi a termini così inusuali sorrise, anzi scoppiò in una
fragorosa risata mista a tenerezza, e simpatia per l’ elegante goffaggine dello strano
personaggio che l’aveva pescata magicamente tra la folla.
Lei era stranamente bella, capelli disordinatamente raccolti in un foulard dai temi floreali,
occhi luminosi, labbra rosse e carnose e un naso piccolo che volgeva all’ insù.
Statura media, piuttosto esile e molto probabilmente, doveva essere un’ amante degli
animali dato il cucciolo che stava amorevolmente proteggendo al momento del fatidico
incontro con Mr Time.
Mr Time in tutto questo scorrere di eventi aveva annullato il tempo senza accorgersene.
Quell’ incontro fuori da ogni schema, da ogni suo desiderio o previsione gli avrebbe
cambiato la vita ma lui non poteva ancora rendersene conto.
La ragazza, con una luce che Mr Time si negava volutamente da anni, esordì con un
sincero e spontaneo GRAZIE. Nessuno lo ringraziava da tempo, forse perché nessuno
osava più chiedergli aiuto da altrettanto tempo.
Iniziarono a conversare, a spiegarsi, ad ascoltarsi vicendevolmente e, nonostante
l’impacciatezza del Signor Time nel dialogare con qualcuno che non fosse un dipendente
o se stesso, la leggerezza spiazzante della signorina dai capelli rossi, lo aiutò a sciogliersi
senza mai esagerare ovviamente. Lei gli spiegò che il suo cucciolo si era ferito ad una
zampa durante la manifestazione e che nessuno le aveva chiesto scusa per averlo calpestato
ne tanto meno si erano preoccupati di chiederle cosa fosse accaduto.
Lui ebbe la spiegazione che voleva ma non riuscì ad interromperla come avrebbe voluto
o meglio, dovuto fare. La ragazza lo travolse in un tunnel di parole, ringraziamenti,
racconti, faceva domande e si rispondeva da sola. A tratti si raccontava parlando di sé
in terza persona, a tratti si nascondeva e proteggeva facendo attenzione a non sbilanciarsi
troppo per poi riprendere ad inondarlo con altre parole, domande, spiegazioni e pareri
sugli argomenti più disparati.
Aveva uno smodato bisogno di parlare, pensò tra se e sé il Signor Time ma non di certo
inferiore al bisogno che lui aveva di ascoltare una voce vivace, diversa dal solito e noioso
tono dei colleghi d’ufficio. Era a tratti eccessiva, totalmente informale e disinibita, ma
nonostante ciò, paradossalmente attenta e controllata.
Regalava sorrisi, gli raccontava barzellette, era divertente, interessante, eccentrica, eccitante, leale,
e soprattutto vitale.
E intanto i minuti passavano, e il Signor Time rischiava, per la prima volta nella sua vita,
di arrivare in ritardo ad un appuntamento di lavoro.
Era combattuto. Una parte di se avrebbe voluto malamente interromperla, ma l’altra parte
di se, quella che la vivacità di una giovane logorroica esuberante aveva inconsapevolmente risvegliato in lui, voleva restare ad ascoltare quel dolce, esuberante suono per appuntarne ogni piccola briosa ed agile nota.
Non si trattava di un banale amore a prima vista, e nemmeno di una passione improvvisa e fulminea di quelle che si vedono nei film. Non gli ricordava un grande amore perduto, se non per la vita. Lei non rappresentava nulla di tutto ciò.
Lei gli aveva soltanto riportato alla mente, una parte di sé che gli era appartenuta per tanto
e tanto tempo. Un tempo che lui aveva deciso di cancellare pur essendo ben conscio del
fatto che nulla si potesse cancellare, tanto più da noi stessi. Ma aveva meditato a lungo
per cercare il modo migliore per riporre in un angolo una parte di sé.
Non si direbbe ma era un uomo dal passato pregno di delusioni il Signor Time.
Delusioni amorose, professionali, delusioni d’amicizia, di rapporti speciali
a cui aveva concesso con amore posti e troni importanti.
Ma una delusione in assoluto, segnò il resto del suo cammino. E fu quella che attribuì alla sua
famiglia. Quella famiglia che aveva tanto amato senza mai riuscire a dimostrarlo
come avrebbe voluto o potuto. Quella famiglia che lo definiva un ribelle, che si
rifiutava di capire, sentire e ascoltare quanto di più bello avesse da dire, fare, costruire,
creare, donare.
Quella stessa famiglia che lo aveva condannato inconsapevolmente ad essere il più severo giudice di se stesso, vittima e carnefice in un corpo solo. Quella famiglia che facendogli pesare i suoi sogni
come fossero delle gravi colpe da estinguere, lo indusse egoisticamente o per amore,
chissà, a condurre una vita che non sentiva sua. Lineare, ordinaria, con un pur ottimo
posto di lavoro statale, giudicandolo per non essere riuscito a creare quel nucleo
famigliare a cui in tanti ambiscono per sentirsi meno soli in vecchiaia senza avere
neanche la benché minima idea di analizzarsi a fondo, per capire se siano realmente
pronti a compiere un passo che necessita di un infinito, continuo e instancabile amore.
Ne avrebbe di cose da raccontare il Signor Time per placare l’ira che lo blocca e che
al contempo lo tiene in vita. Ma un evento in particolare e quello che più gli preme raccontare alla ragazza, che svolazzando con incoscienza tra una confidenza a metà e l’altra, incupisce i toni, e
perde tutta la sua luce nell’istante in cui inizia a parlare sbadatamente di suo padre.
E’ giovane, e vuole disperatamente dare un senso a tutto, a tutto ciò che fa, vive,
pensa e sente. E’ frettolosamente interessata alla vita, a capirla e a scorgerne fini e misteri,
la brillante e vivida ragazza dai capelli color fragola.
Ma Mr Time trova il coraggio di interromperla dopo averla simpaticamente rinominata
Miss Senso.
Si siedono su una panchina gelida, a tratti color verde bottiglia, a tratti color ruggine.
Per un attimo torna il silenzio. Miss Senso accenna a voler ricominciare il suo monologo
incessante ma Mr Time la blocca delicatamente ponendole una mano sulle rosse e
screpolate labbra da accanita fumatrice.
Lei china il capo, poi lo guarda fisso negli occhi, gli toglie il cappello e gli dice che è
pronta ad ascoltarlo. Dice che dovrebbe imparare ad ascoltare di più ma che il più delle
volte, imbarazzata dai silenzi che potrebbero crearsi, anticipa e riempie i tempi morti
delle conversazioni.
Ha paura del silenzio Miss Senso. Anzi ne è completamente terrorizzata. Forse perché è più difficile
trovare una ragione, una spiegazione o un senso ad esso. Ancora più complesso
dev’essere decifrare qualcuno che non parla, perché non ti aiuta a farsi capire. Dona soltanto
silenzi alla tua libera e fragile interpretazione.
Dinanzi a tali parole, Pel di Carota scoppia in lacrime. Lacrime silenziose che non fanno
rumore ma destano tanto scalpore nel cuore di quell’ uomo che l’ha salvata dalla folla
e che se potesse tornare indietro, lo farebbe altre mille e mille volte ancora.
E tra le timide lacrime della Signorina dai “sensi facili”, inizia il racconto del Signor Time.
E intanto il tempo scorre, l’appuntamento è annullato in tacito assenso, e il Signor Time
rinasce a un’età non ben definita.
Inizia il suo racconto promettendo che sarà breve e sintetico e non logorroico come la
Signorina che si perde in spirali continue di racconti senza mai giungere alla fine di uno.
Racconta di quando, a circa ventotto anni, dopo essersi trasferito già da due, lontano dal
suo piccolo paese di origine, scappando da una famiglia in cui si sentiva oppresso e
incompreso, (o Forse solo egoisticamente troppo amato e sognato) decide di partire in giro
per il mondo per un intero anno. Voleva cercar fortuna, realizzare sogni, respirare vite
diverse, andare incontro al suo destino che a suo parere di allora, consisteva nel cercare
senza fretta, senza scadenze, fermandosi nel posto che gli avrebbe rivelato le sorprese
e i doni a lui più consoni. Cercava disperatamente l’ abito che meglio gli si cucisse indosso
per liberarsi definitivamente da ogni maschera.
Aveva bisogno di sperimentare la vita nel mondo intero, il caro vecchio Mr Times,
di abbandonarsi a bellezze di colori diversi, di volare in più cieli, e di scegliere dopo
essersi concesso la possibilità di vedere con i propri occhi quanto il mondo avesse
da offrirgli. Era follemente pazzo della vita il giovane Mr times, proprio come
la signorina che il caso, o destino gli aveva permesso di incontrare in una sera come
tante, almeno per lui. Necessitava di girare in un lungo e in largo tutta la circonferenza,
di percorrere l’asse e di passare dal centro.
Paura di scegliere? O estremo amore e accuratezza nel fare le scelte giuste?Chissà…
Mr Time era un’ istintivo allora, poche domande e alla ricerca di risposte. E lui
Voleva cercarle nel mondo, pur sapendo che è da se stesso che sarebbero dovute
venir fuori. Riteneva, che girovagare lo avrebbe aiutato a trovare una stabilità quella
a cui tutti ambivano per lui, tranne che il diretto interessato.
Furono queste su per giù le ragioni, per alcuni valide,per altri no, che lo spinsero
a fare una telefonata assai temuta di cui conosceva già la risposta, i toni e tutte le relative
prediche, critiche e giudizi del caso.
Dio solo sa quanto avrebbe avuto bisogno della loro approvazione, o quanto meno della loro
comprensione. Ma come prevedeva per esperienza, questo non avvenne.
Tentò in due ore passate al telefono, di dialogare e spiegarsi, a madre, padre e fratelli tutti.
Ma spiegarsi con loro era tanto difficile già in condizioni di normalità. Spiegarsi
all’interno di una scelta così fuori dalle righe era un’impresa fallita in partenza.
E difatti, ci provò e chiuse quel telefono con amarezza, delusione, rabbia e angoscia
per non essere stato capito ancora una volta.
Scappava da se stesso o dai loro continui giudizi? Chissà?
In ogni caso, condiviso o meno, decise di partire e seguire il suo sogno libero da rimorsi,
rimpianti o sensi di colpa di alcun genere.
Aveva risparmiato per anni, lavorando ovunque per investire tutto nel suo grande
viaggio alla ricerca di…scelte!
Salutò amici, parenti con un broncio pari alla proboscide di un elefante triplicata
all’infinito. Riservò un saluto speciale alle sue persone speciali e salutò quell’amore
che aveva deciso di lasciare libero, e partì, carico di raccomandazioni, paure, dubbi,
ma tanta, tanta gioia nel cuore.
I giorni passavano e il giovane Time stava iniziando ad entrare in un circolo di incontri
casuali ma fortunati e ricchi di insegnamento, e trovava un senso esponenziale alla sua
partenza, giorno per giorno. Era certo, che una volta incanalato lo spirito giusto, il mondo
gli avrebbe sorriso a duemila denti e pian piano, avrebbe dimostrato al mondo intero, e soprattutto alla sua famiglia, che non avrebbe potuto intraprendere un cammino più giusto.
Telefonava di rado, ma quando telefonò l’ultima volta, era in Marocco. E quella telefonata
invertì completamente il senso che si era permesso di dare a quel viaggio fino ad allora.
Rispose sua madre in lacrime e gli comunicò senza troppi preamboli, che suo padre stava
per morire. Lui non volle sapere nient’altro e si precipitò a prenotare un volo di ritorno.
Sarebbe partito l’indomani alle 8:50 del mattino per arrivare in Italia alle h. 14:00 e correre in ospedale entro le 15:00 per l’orario di visita. Sua madre lo aveva avvertito.
Non gli restava molto tempo.
L’indomani si verificò un ritardo del volo a causa di problemi tecnici.
Il giovane Time arrivò in Italia due ore in ritardo e si precipitò subito in Ospedale.
Suo padre aveva abbandonato la vita un’ora prima del suo arrivo.
Si disperò, urlò, poi fece silenzio per giorni e giorni.
Aveva sempre considerato suo padre una perla rara in quel nucleo di incomprensioni
continue e perderlo senza neanche potergli dare un ultimo abbraccio era il torto
più grande che la vita potesse fargli.
Fu da quel momento, che il giovane ribelle si tramutò in Mr Time, e fece del tempo
la sua ossessione e del calcolo delle tempistiche esatte la sua statistica preferenziale.
Gli affetti che aveva lasciato faticarono a stargli accanto, era chiedere troppo.
Era troppo difficile stare accanto al ribelle che era partito senza tornare in tempo.
Da quel momento, Mr Time decise che non avrebbe più dato un senso a nulla,
per paura che potesse ribaltarsi da un momento all’altro lasciandolo indifeso, spiazzato
e deluso. L’unica entità alla quale scelse di lasciare un senso, fu proprio il tempo.
Il Tempo almeno c’è sempre, non sfugge, se lo rispetti, si lascia calcolare e ti insegna a
fare tutto in tempo senza sbagliare un colpo e senza arrivare mai quando ormai è troppo
tardi. Tutto il resto, erano state scelte insensate, istintive, scriteriate e azzardate.
Concesse alla sua vita un unico senso…il Tempo. Ma per cosa?Per chi?
Forse non se l’era mai chiesto fino a quella sera.
Voce rotta, ghigno nascosto e una lacrima amara scese velocemente sul viso, tanto da
non farsi notare.
Silenzio.
Silenzio.
E ancora silenzio.
Nessun imbarazzo pervade nel silenzio che intrattiene due anime pure, belle e genuine
che si incontrano, si ascoltano e si scambiano pur senza essersi mai conosciute prima.
E’ la bellezza degli incontri fortuiti, quelli inaspettati ma veri che aprono inconsapevolmente
porte chiuse da tempo, a cui ci sembrava di aver dato un senso,il nostro di quell’istante,
il nostro di quel tempo.
Ma in tutto questo tessere di eventi che è la vita, il tempo permane,non scorre; siamo noi
che continuiamo a muoverci, a cambiare e a dare un senso sempre differente alle cose.
L’oceano del tempo è sempre presente, il pesce continua a muoversi.
Fu questa la porta che , l’incontro con la giovane fanciulla si era spalancata dopo anni,
in Mr Time.
La spensierata ragazza dai capelli rossi gli aveva riportato alla mente la sua natura più vera, quella
per la quale si era colpevolizzato per anni, e che aveva cercato di reprimere per il semplice
fatto di avergli voluto dare un senso a tutti i costi.
Miss Senso si commosse dinanzi all’uomo tornato bambino, e alzando gli occhi al cielo, ringraziò
il dono concessogli in quella serata qualunque. Non era casuale, ma non per questo doveva
affannarsi a trovargli un senso immediato.
Il senso stava forse nell’enorme voglia, che in quell’istante eterno, le era venuta di correre
a casa ad abbracciare suo padre…quel padre, che aveva a lungo giudicato poiché non riusciva
a trovare un senso o una spiegazione, o quantomeno una giustifica degna ai suoi ripetuti
silenzi che tanto l’avevano ferita ma, al cospetto dei quali non aveva mai provato
a non aver paura. Aveva avvertito uno strano, celato consiglio nelle parole di Mr Time.
E non aveva bisogno di spiegarselo. Lo avrebbe fatto il Tempo.
Il tempo avrebbe dato un vero senso all’abbraccio che la ragazza dai capelli color fuoco
avrebbe donato a suo padre quella notte tornando a casa, con una strana serenità nel cuore.
Si voltò, abbracciò quell’uomo tornato ribelle e lo strinse forte a sé come solo una mamma
fa con il proprio bambino. Si tramutò in una donna, Mrs Abbraccio. Lo ringraziò in
silenzio, come lui fece con lei. Entrambi erano in tempo, per dare un nuovo
senso, l’ennesimo per lui, il primo di una lunga serie per lei, alle loro meravigliose vite, sigillando
quello strano incontro del destino, in un caldo e caloroso abbraccio!
Certo Marco, lo faremo senz’altro
Ragazzi partecipate per riempire questo sito di contenuti, vi chiedo questo favore.
toc toc….permesso…? è bello qui…è un altro pezzo di Te che si aggiunge al mondo di ricordi…Stella Mia…